IMU, ICI, IRAP, IVA, TARI, TARSU, IRPEF, CZZO! Tasse statali, regionali, intercomunali, comunali e chi più ne ha più ne metta. Tra i problemi connessi alle tasse, oltre alla loro impopolarità sono il gettito e la riscossione.

Sono due problemi che vanno a braccetto: se non riscuoti non hai gettito. Questo crea di conseguenza un altro problema: se non hai gettito non hai la possibilità di fare cose perché, di solito, le cose costano.

Costa comprarle, costa farle.

Il problema della riscossione non è semplice anche perché vi sono oggettivamente casi nei quali non vi è nulla da riscuotere, oppure il soggetto che dovrebbe versare il suo contributo si è reso irreperibile e costa più andarlo a cercare che non recuperare il credito. Magari si è reso irrepereibile e non vi sarebbe comunque nulla da riscuotere.

E quelli che le tasse le pagano regolarmente?

Si incazzano come bisce, naturalmente. E sono pure loro tentati dal peccato.

Eh sì, non pagare le tasse è peccato mortale, per chi non lo sapesse. Si va contro il quinto comandamento, non uccidere, perché con il mancato versamento delle tasse si tolgono servizi che potrebbero salvare la vita a qualcuno, per esempio si tolgono denari alla sanità, e si va anche contro il settimo comandamento, non rubare, perché ci si appropria indebitamente di somme che non competono. Peccato mortale, e anche se ti confessi, dubito che Dio sarà dello stesso parere quando ti troverai al suo cospetto.

Ma, a parte questo escursus pastorale, che cosa si può fare concretamente?

A parte verificare se i casi di mancato pagamento siano dati da situazioni di indigenza o, magari, previsti dalla legge per cui ci si lamenta di una situazione che potrebbe non sussistere accusando ingiustamente qualcuno, secondo me, l’unica via è quella di aumentare il numero delle persone che le tasse le pagano.

Io vedo due modi, che mi sembrano pratici, eleganti e difficilissimi, ma non per questo penso che non valga la pena impegnarsi.

Il primo ha bisogno di un preambolo: ai tempi dei dinosauri… vabbè, no, non ai tempi dei dinosauri. In tempi storici, per sviluppare l’industria e il commercio vi era la necessità che le persone, le famiglie, avessero disponibilità di denaro da spendere, allora qualcuno si è inventato il “lavoro statale”: nei ministeri, nelle province, nei comuni, nelle ferrovie, nelle autostrade, acquedotti, ecc. Le persone lavoravano sei ore al giorno per sei giorni, facendo comunque trentasei ore, e avevano poi il tempo di andare a lavorare il loro campo. In questo modo avevano quattrini da spendere e tiravano su qualche soldo dalla azienda agricola di famiglia. Lavoravano in nero? Direi di no, cavare il proprio orto par mangiare i frutti della terra non mi pare possa essere classificato come tale.

Poi nascono i furbetti, gli avidi, che hanno pensato bene di racimolare più quattrini facendo un secondo lavoro: tappezzieri, imbianchini, elettricisti, ecc. anche perché pressati da un consumismo esasperato, non dico perché cattivi nell’animo.

Questo “lavoro” che non si vede produce reddito che diventa sempre più difficile spendere e impossibile tassare creando così un bene per il singolo, ma un danno gigantesco per tutta la comunità. Una bella gatta da pelare.

Allora bisogna trovare un modo onorevole per far si che questo lavoro nascosto e questi redditi nascosti si palesino senza però criminalizzare chi, fino a quel monento, lo avesse fatto.

I “furbetti” ci saranno sempre ma la situazione, a partire da quella locale, comincerà a migliorare.

Tra l’altro i “furbetti” si lamentano delle tasse troppo alte quando sono proprio loro che contribuiscono a farle crescere. L’obiezione che si fa di solito è che “i politici rubano i soldi”, ma questo è un altro problema, è un tema totalmente diverso.

Bene, questo è un punto: trovare un modo onorevole per ottenere il risultato. Io ho delle idee ma i suggerimenti sono bene accetti.

Il secondo modo è quello di far crescere il numero delle persone che pagano le tasse non con la coercizione di quelli che già vivono nel paese ma aumentando i residenti.

L’aumento della popolazione residente, oltre che a migliorare l’economia locale, aumenta inevitabilmente il gettito, anche se la percentuale degli inadempienti resta costante.

Certo, l’inadempienza deve essere comunque contrastata, ma il suo effetto diventa meno pesante: in un paese di dieci abitanti, se uno non paga le tasse sei morto; un paese di diecimila abitanti, se mille non pagano le tasse ti incazzi, ma forse stai in piedi lo stesso.

Quindi, anche in questo caso, una delle vie da perseguire è quella di trovare il modo di far crescere la popolazione, cercando di non disperdere i valori e le caratteristiche di quella storica (ma anche questo è un problema diverso).

Per ottenere questi risultati non è sufficiente l’impegno delle amministrazioni, dell’agenzia delle entrate, della guardia di finanza, ma è necessario l’impegno di tutti.

Di tutti quelli che amano la propria nazione, di tutti quelli che amano il proprio paesello.

Rimbocchiamoci le maniche.



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