Il Sig. Jeff Bezos è nato nel 1964 e ha, al momento della redazione dell’articolo, 55 anni. Ha creato Amazon; il Sig. Bill Gates è nato nel 1955, ha 63 anni e ha creato la Microsoft; Mark Zukerberg, nato nel 1984, ha 34 anni ed ha creato Facebook; Richard Branson è nato nel 1950, ha 68 anni, ha creato la Virgin; Elon Musk è nato nel 1971, ha 47 anni e ha creato la Tesla.

In più, tre di queste persone, sono impegnate a vario titolo nel portare avanti progetti spaziali: Bezos per andare sulla Luna, Branson per fare crociere in orbita, Musk per portare carichi pensanti, magari su Marte.

Tutti sono caratterizzati dall’aver respinto gli attacchi di coloro che dicevano: “è un progetto troppo grosso”, “cosa lo fai a fare”, “sei un visionario”. Pensate che ci sono anche oggi, ancora oggi, persone che negano l’evidenza e la portata dei loro progetti: il 99% degli spedizionieri ha capito ieri che il suo peggior concorrente non è quello dello scagno di fronte, ma Amazon, che potrebbe cancellarli tutti.

Ma non è di questo che volevo parlare.

E’ ovvio che non tutti possiamo essere Bezos, Branson, Gates, Musk, Zuckerberg, o anche solo Berlusconi, che ha creato Mediaset dal nulla, è ovvio, ed è altrettanto ovvio che io non posso minimamente pensare di avvicinarmi a questi giganti, però…

Però posso imparare da loro che posso, che possiamo, avere progetti ambiziosi, che possiamo lavorare insieme per realizzarli, che dove non arriva uno arriva l’altro. Posso imparare da loro a non spaventarmi di quelli che sembrano numeri grossi, imprese impossibili. Certo, si deve avere una bella testa, si devono fare dei piani, delle politiche di investimento, pensare a lungo termine e non essere affamati di guadagno facile, immediato ma inevitabilmente effimero. E poi dovrei imparare che non ci si può improvvisare ma si deve studiare (cosa che io per primo dimentico spesso con facilità).

Possiamo immaginare progetti ambiziosi per le nostre realtà locali?

Certo che sì! Possiamo farlo, anche (o forse soprattutto) con idee fuori dagli schemi. Fuori dagli schemi ma con piani preparati con giudizio e perseguiti con tenacia.

Faccio un esempio: se in un paese piccolo, come Isola del Cantone, tanto per citarne uno a caso, immagino di aprire un negozio di alimentari con l’idea di avere un investimento piccolo e un ritorno immediato, forse posso avere anche ragione. Peccato che vi siano già cinque esercizi che lo fanno, e la mia nuova attività andrebbe solamente ad erodere il mercato degli altri. Quelli di Borlasca continuano ad andare ad Arquata a comprare, lo stesso quelli di Pietrabissara mentre no, quelli di Creverina vanno a Ronco.

L’apertura della mia attività impoverisce il mercato e non arricchisce me: prendo zero piccioni con una fava. Dovrei fare concorrenza agli altri vendendo prodotti alimentari speciali che attraggano nuove persone grazie ad una offerta diversificata, questo sì che svilupperebbe il commercio e sarebbe positivo per tutti ma, alla fine, si tende a fare concorrenza con il prezzo più basso e la cosa non attrae nessuno e deprime il mercato.

Politicamente si possono però immaginare progetti di più ampia portata, che coinvolgano tutti e che siano strategici per il paese: si può pensare di avviare progetti che attraggano aziende di produzione o trasformazione; si può pensare di semplificare la burocrazia; si può pensare di agevolare le attività commerciali in modo che possano mettere in atto una concorrenza stimolante contraria ad una deprimente.

Per fare questo è necessario stimolare il pensiero laterale, l’innovazione, il cambiamento. Come odio usare quest’ultima parola che è stata abusata, travisata e svilita!

Proviamo a pensare “un po’ diverso”, a pensare che certe cose si possano fare, che non si debba per sempre grufolar cercando ghiande a terra come maiali, ma che possiamo usare le nostre belle ali.

Voglia provare?

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